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Vicenza

Si augura di poter essere utili a quanti volessero visitare la città di Vicenza per conoscerne meglio la storia e apprezzarne le bellezze artistiche.

Vicenza, le origini e la storia
Secondo recenti studi, i primi abitatori del territorio vicentino furono gli Euganei, nel 6° - 7° millennio avanti Cristo. Sopraggiunsero poi i romani (IV e V secolo a.C.).
Così la città, situata tra i monti Lessini e i Berici, divenne un "municipium", con il nome di Vicetia. L'economia si basava sull'agricoltura, sull'allevamento degli ovini e sulla tessitura. Una delle principali attività era quella della lana.

Alla fine del quarto secolo, Vicenza fu eretta in diocesi a seguito della prima evangelizzazione cristiana e fu governata prima dal vescovo di Milano, poi dal metropolita di Aquileia. Cominciarono allora le prime invasioni di popoli provenienti da nord e da est, che attraversavano il Veneto diretti in Lombardia. Ne seguì un'epoca difficile.La crisi demografica aggravata da una disastrosa serie di pestilenze (destinate a durare 400 anni) portò inesorabilmente allo spopolamento delle campagne ed il suolo si impaludò. Dalla valle dell'Elba scesero i Longobardi, popolo di origine scandinava, venuti con le famiglie e che rimasero e fondarono un regno (anno 568).

Per distruggere successivamente il regno longobardo, il Papa chiamò i franchi, assai più forti e meglio organizzati. L'ultimo re dei Longobardi, Desiderio, cadde nelle mani di Carlo Magno a Pavia nel 774. In quel periodo, la città cominciò a conoscere la preziosa opera dei Frati Benedettini. Questi, insediatesi alla periferia di Vicenza (a S. Agostino), iniziarono l'opera di risanamento dei terreni paludosi. Risalgono a quegli anni la costruzione dei conventi di S. Felice e quello di S. Pietro. Tramontato l'impero carolingio (814), seguirono nuove devastazioni provocate dagli Ungheri o Ungari.Fu durante queste invasioni che la città sentì la necessità di costruire le mura attorno all'abitato, quale sistema difensivo. La prima cinta fu opera di B. D'Alviano. La fase del trapasso dall'epoca carolingia al comune (XI-XII secolo) passò attraverso la figura del "Vescovo - Conte".

Esistevano in città tre ordini di frati mendicanti: i Domenicani, gli Eremitani e i Francescani (dal 1260). Una serie di guerre civili insanguinò la città nel corso del XII e all'inizio del XIII secolo.Gli Scaligeri, nobili di Verona che avevano fatto di Vicenza un loro feudo, fortificarono nuovamente la città. La Serenissima Repubblica di Venezia stava affermando sempre più il suo potere anche sulla terraferma e nel 1404 Vicenza cadde in mano ai Veneziani. L'organizzazione veneziana rispettò le istituzioni locali e vennero inviati in città soltanto un capitano, un podestà e un camerlengo, per la direzione degli affari militari, civili e finanziari.

Gli austriaci poi governarono quasi tranquillamente fino al 1844, quando scoppiarono i primi movimenti insurrezionali che, con alterne vicende, portarono la città di Vicenza nel 1866 alla annessione al Regno d'Italia.

Attualmente dell'età imperiale romana sono rimasti i resti delle strade, dell'acquedotto, che portava l'acqua dalla Lobbia dentro alle mura della città. Sono pure di età romana monumenti tombali, mosaici pavimentali e iscrizioni funerarie. Pure la torre campanaria del Duomo risale a quest'epoca, assieme alle chiese di S.Silvestro, di S. Pietro e di S. Giorgio in Gogna. Della Vicenza medioevale rimangono ­ di architettura romanico-gotica - numerosi ed insigni monumenti: il tempio di S. Corona (1265), destinato ad ospitare le reliquie della Santa Spina della Corona di Cristo, il tempio di S. Lorenzo (1280) e il Duomo.

Sono queste tra le più belle e più celebri chiese di Vicenza. Del XIII secolo sono le mura scaligere che circondano la città con la Rocchetta e le porte di S. Lucia e di Santa Croce (dove si pagava il dazio fin dall'anno mille). Lungo la via principale della città si possono ammirare stupendi palazzi. Tra essi si trova il palazzo Da Schio detto la Cà d'oro perché in origine i veneziani ne avevano sfarzosamente dorato i capitelli (1447). Vi sono ancora i palazzi Da Porto-Breganze, il Colleoni ­ Da Porto, nonché la celebre casa di Antonio Pigafetta che con la loggia del cardinale Zeno ricordano influssi ferraresi e lombardi.Al periodo gotico risalgono le chiese di S. Rocco e gli oratori di S. Nicola e di S. Cristoforo.Se Roma e Venezia devono i loro monumento alla munificenza dei Cesari, dei Papi e dei Dogi, la piccola Vicenza figura nella storia per merito di semplici cittadini. I palazzi gotici, rinascimentali e settecenteschi hanno linee armoniose, signorili e allo stesso tempo sobrie, ed è per questo che Vicenza come tutte e città venete ha una comune caratteristica: è a misura d'uomo.

Il cinquecento è il suo secolo d'oro, i nobili e la ricca borghesia vogliono prima emulare le dimore dei ricchi mercanti veneziani costruite sul Canal Grande, poi superarle, chiamando il più grande architetto del rinascimento: Andrea Palladio. Andrea Palladio, nel ‘500 arricchì la città di veri capolavori, che hanno segnato e rappresentano i modelli che in ogni parte del mondo sono stati ripetuti per secoli.Il grande architetto ideò le logge della Basilica, che rivestono il quattrocentesco Palazzo della Ragione (così denominato perché vi si celebravano i processi).

Per la sua mole e le sue dimensioni, l'opera impegnò per decenni la manodopera della provincia, il legno per i ponteggi veniva dall'altipiano di Asiago, mentre i marmi venivano da Mossano e dalla Valchiampo. I lavori della splendida Basilica iniziarono nel 1549 e terminarono nel 1614, dopo la morte del Palladio, avvenuta nel 1580. Altro monumento della piazza dei Signori è la Loggia del Capitaniato (1565) realizzata con l'intento di creare una prestigiosa sede per il Capitano della Serenissima. Il progetto originale prevedeva un edificio con un fronte più esteso, ma non fu mai realizzato.Una delle più suggestive opere del grande architetto è il palazzo Chiericati, ora sede del Museo Civico.

Altri importanti palazzi palladiani sono il Barbaran ­ Da Porto, il Bonin Longare, l'Angaran - Vaccari, il Civena ­ Trissino ed il Thiene.

L'Olimpico, il teatro più bello e più famoso del mondo, fu commissionato ad A. Palladio nel 1580 dagli accademici olimpici. La gradinata, il proscenio (con la celebre "via di Tebe"), il cielo e la numerosa statuaria sono realizzate tutte in legno. Meravigliosa villa italiana del ‘500 è la Rotonda. Essa rappresenta il raggiungimento più alto del classicismo palladiano. Il salone centrale a cupola è iscritto in un quadrato sui lati del quale sporgono quattro pronai ionici a sei colonne. Le quattro facciate della villa sono poste a direzioni intermedie della rosa dei venti. La villa, definita "tempio dell'abitare", venne terminata da Vincenzo Scamozzi all'inizio del XVII secolo.

Il santuario di Monte Berico, domina la città dall'alto del colle. Fu costruito tra il 1680 ed il 1703. L'antichissimo Ponte Pusterla a tre archi era in origine fabbricato in legno. Fu ricostruito in pietra nel 1236. La corrente del fiume Bacchiglione serviva ad azionare gli strumenti e le macchine degli opifici. Esisteva qui, fin dai tempi antichi, una fabbrica di lana.Più tardi nacquero dei laboratori per la lavorazione della seta.Tutti i mulini costruiti sulle rive del fiume furono acquistati da un capace industriale per un'azienda di macinazione.

Il Ponte degli Angeli, che aveva preso il nome dall'antica e vicina chiesa, già costruito ad un solo arco in epoca romana, venne rifatto a due archi nel Medioevo. Palladio ne aveva predisposto un ulteriore progetto nel 1560. Davanti al Palazzo delle Poste c'era fino al 1867, una piazzetta denominata "Contrà delle Copparie" (copare = ammazzare). Essa era caratterizzata, fino agli anni '60, dalla presenza del "marcà dei socoli" (mercato degli zoccoli), attività che ben si integrava con la struttura degli spazi centrali della città. Ad ogni luogo corrispondeva una determinata funzione commerciale: in Piazza delle Erbe si vendevano frutta e ortaggi, in Piazza Biade si teneva il mercato dei cereali, in Contrà Pescherie il mercato del pesce e dei volatili da cortile, in Contrà delle Copparie, infine, si vendevano le calzature.

L'area di Campo Marzio, "luogo di passeggio", raccordava la città con il colle caro ai vicentini Monte Berico.La via che lo attraversa si congiungeva con l'attuale Viale della Stazione realizzando il famoso "o", portato nel 1864 ad una misura di mt. 804,50.Era un vero ippodromo come prevedevano le regole ippiche internazionali. Il teatro "Comunale" venne intitolato a Giuseppe Verdi nel 1901, anno della morte del grande musicista. La capienza della sala era di ben 1626 posti a sedere e 960 in piedi. Restaurato completamente dopo il primo conflitto mondiale, il nuovo teatro era destinato ad avere vita breve, Venne completamente distrutto da un bombardamento nel 1944.

La ferrovia "Ferdinandea", costruita nel 1844, collegava Vicenza con Milano e Venezia. Nel 1883 partivano ben 5 treni al giorno per il capoluogo lombardo e nel 1885 vennero creati i primi vagoni letto.

La fiera di Vicenza risale al XIII secolo. Si trattava di una fiera di bovini, a cui vennero poi ammessi gli equini. L'affluenza del pubblico, degli espositori e dei compratori era tale da creare per l'occasione le corse dei cavalli e gli spettacoli all'aperto. La Rua era una macchina di legno di antica tradizione cittadina, che veniva trainata in processione tra l'entusiasmo e la festa della folla, dando vita a quella che fu per secoli la più grande manifestazione popolare di Vicenza. Accanto alla sua storia era nata una leggenda che fosse un trofeo di guerra, una ruota del Carroccio (carroccio fu un carro medievale che recava le insegne della città e ne era il simbolo in guerra).In realtà essa era nata come insegna dei notai e dal 1264 seguiva, come tutti gli altri tabernacoli delle corporazioni, la processione che si celebrava, la festa del Corpus Domini. La ricca decorazione lignea, di cui era rivestita la Rua, veniva sostituita ogni triennio. Nonostante le sue dimensioni (alta 65 piedi vicentini, cioè circa 24 metri) ed il suo notevole peso, la macchina veniva trascinata con incredibile destrezza attraverso le vie principali della città. In segno di intolleranza verso gli austriaci, la rappresentazione fu sospesa nel 1858 e riprese nel 1880. L'ultima sfilata della Rua fu nel 1912 e non fu più possibile ripetere la manifestazione per la presenza dei fili della corrente elettrica. Nel 1944, un bombardamento distrusse le strutture della Rua.

Fino alla metà dell'800, inoltre, nella stessa giornata in cui, a mezzogiorno, veniva organizzato lo spettacolo della Rua, nel pomeriggio si correva il palio dei cavalli sciolti. Sin dal 1259, la corsa partiva da Ponte Alto, entrava in città attraverso la Porta del Castello, ed aveva il traguardo posto a S.ta Corona. Durante tutto il ‘300, la corsa si tenne per festeggiare diverse vittorie militari della città, e poi fu ripetuta in ricordo di quelle.otto o dieci cavalli sciolti correvano, sottoposti alla tortura di alcune palle di piombo con punte di ferro che li percuotevano nei fianchi durante la gara. L'insolito spettacolo, venne sospeso nel 1844 dal Governo Austriaco.

Per effettuare maggiori controlli sul bestiame venduto, ma soprattutto per cercare di porre freno ai casi di tubercolosi e vaiolo, venne costruito nel 1923 il "Foro Boario". Al mercato del bestiame si aggiunse più tardi quello dei bozzoli di seta. Nel 1780 fu realizzato su disegno veneziano il teatro Eretenio, di acustica straordinaria. Aveva una capienza di mille persone. La sala aveva la forma di un "ferro di cavallo". I palchi, 25 per ordine, erano ornati con fregi dorati e drappi azzurri. Il 14 marzo 1883, durante una serata di gala, venne inaugurato l'invenzione dell'illuminazione elettrica secondo il sistema Edison. Fu il primo esperimento del genere nel Veneto.

La via principale della città, Corso Palladio, rappresentò da sempre uno dei luoghi più significativi della città. E' ancora oggi chiamato "corso" ricordando che, sino alla metà dell'800, vi si svolgevano le corse dei cavalli. Vi erano ubicati i migliori negozi, i caffè alla moda e gli alberghi.Era un luogo di grande raffinatezza dove si dava convegno la borghesia vicentina.La cultura vicentina splendette nel passato di luce propria, grazie al poeta Giacomo Zanella, ad Antonio Fogazzaro e Fedele Lampertico esperto in economia politica, allo studioso Paolo Lioy, al Da Schio, astronomo ed esperto in meteorologia. All'inizio del 1900 a S. Lucia i "samitari" (tessitori di seta) svolgevano ancora il loro antico lavoro, anche se il settore ormai conosceva una grande crisi.

Una filanda a S. Biagio occupava 500 operai e sui laboratori lungo il Retrone si fabbricavano corde armoniche con le budella degli animali. Molte attività artigianali, legate alla quotidianità, andarono via via sparendo. Tra queste si ricordano "el moleta" (l'arrotino), " el pegnataro" (il venditore di pentole), "el caregheta" (l'impagliatore di sedie).Il comune di Vicenza, al fine di favorire lo sviluppo dell'attività industriale, concesse nel 1855 gratuitamente ai Rossi l'area per insediare uno stabilimento, il cotonificio Rossi. I proprietari si impegnarono a dare lavoro a 200 operai, lavorando il cotone che arrivava dall'America, mentre il comune esonerò la ditta, per 30 anni, dal pagamento del dazio.Già dal 1877 era funzionante in città la "Scuola Industriale A. Rossi". Gli insegnanti furono i migliori.La scuola era divisa in tre settori che comprendevano: elettronica, costruzioni meccaniche e macchine motrici. Attualmente L'I.T.I.S. (Istituto tecnico industriale statale) è la più grande scuola della città.

Sorsero ancora in quegli anni due grosse imprese: l'industria chimica "Magni", che poi diventerà la Montecatini (1898) che produceva concimi, e la Zambon (sorta nel 1920). Ancor'oggi, la ditta Zambon, è uno dei colossi del settore farmaceutico.

Se nel 1885 gli abitanti della città erano 41.337, il censimento del 1901 ne contava 45.561 e quello successivo del 1921, 60.267.

La città, rimasta legata per secoli alle sue tradizioni, ha subito, negli ultimi decenni, profonde trasformazioni: Lo scrittore vicentino Guido Piovene ha scritto di recente: « … nuovi vasti quartieri sono sorti in periferia, distruggendo la forma con cui Vicenza si era presentata dall'alto del colle berico. Era la forma di uno scorpione con le due branche aperte verso oriente, mentre invece oggi si vede un agglomerato informe, al centro del quale, per fortuna, si alzano la torre esile con la sottostante Basilica di Andrea Palladio e la grande cupola del Duomo.

Ma questa è oramai la storia di tutte le nostre città.

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